Una partita durissima certo, ma Ludovica Ferrari aveva un asso nella manica. A differenza degli altri pretendenti a una poltrona dorata in viale Aldo Moro lei era certa di poter contare su un vantaggio esclusivo: il ticket con Giancarlo Muzzarelli.
Qualcosa però nelle ultime settimane è andato storto. Il partito democratico modenese, attraverso il tandem Roberto Solomita-Stefano Vaccari, ha cercato di mettere i bastoni tra le ruote all'ex sindaco, ha cercato di creare in laboratorio una candidatura civica (quella di Vagnini) e così la fede della Ferrari ha vacillato. Pare non abbia dato prova di sufficiente abnegazione all'ex primo cittadino e così, una volta tornato pienamente in pista a dispetto dei vertici Pd, il duca Muzzarelli ha deciso di vendicarsi rompendo il patto.
Alle Regionali l'uomo-forte di Fanano andrà infatti in tandem con l'ex sindaco di Formigine, Maria Costi e la sponsorizzerà anche a Modena città, proprio nel feudo che doveva essere territorio di caccia alle preferenze della Ferrari.
Una doccia fredda per Ludovica che ora si ritrova solamente con la sponda di Francesca Maletti. Una sponda peraltro non così solida, considerata la diaspora che il mondo cattolico sta vivendo in casa Pd. Sì, perchè derubricare la sfida tra la Ferrari e la Costi come un derby tra ex Margheritini, ex Renziani o ex parrocchiani tutto casa-chiesa è fuorviante. I cattolici, al di là delle indicazioni curiali, ammesso esistano non sono più una categoria definita, votano in modo indipendente e le indicazioni della Maletti (davvero dovessero essere a favore della Ferrari), non essendo ella nemmeno candidata, avranno un peso relativo. Così con Muzzarelli, Maria Costi e Luca Sabattini in pole position, Ludovica Ferrari per sperare di passare deve augurarsi un doppio miracolo: che il Pd vada talmente bene al voto di metà novembre da far scattare quattro consiglieri a Modena e che Stefania Gasparini non riesca a catalizzare tutti i voti del mondo carpigiano e della Bassa, per la prima volta dopo tanti anni 'orfana' di Palma Costi.
E così la sfida che l'ex assessore alla Smart city si immaginava in discesa, si è trasformata in una salita dolomitica. Un Pordoi per scalatori d'altri tempi, da affrontare senza nemmeno l'aiuto di un vero gregario.
Giuseppe Leonelli

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