Fra i rilievi fatti dal MEF al Comune di Modena, quelli relativi agli incarichi assegnati a consulenti esterni assumono un ruolo significativo: per le cifre in gioco, per la rilevanza e fondatezza dei rilievi, per le regole che pare siano state disattese e per la violazione, addirittura, di principi costituzionali. E perché essi sono nient’altro che il sintomo di un malcostume diffuso in molte, moltissime amministrazioni pubbliche, che fanno ancora un uso spregiudicato delle assegnazioni di incarichi esterni, nonostante la stretta data dalle recenti innovazioni normative, in materia di amministrazioni pubbliche e società controllate, e dalla stessa Corte dei Conti.
Da un lato, fra i rilievi mossi, c’è quello della “necessità” di conferire un incarico esterno. Spesso i Comuni assegnano incarichi a esterni senza verificare realmente di avere le persone con le competenze necessarie all’interno dell’ufficio o in altri uffici. Con il risultato che ci troviamo persone magari competenti e “scariche” di attività in un ufficio, e un consulente assunto da un altro ufficio, o addirittura dallo stesso. E noi paghiamo. I chiari riferimenti alla legge, portati dal MEF, alla necessità di fare delle vere verifiche e selezioni interne vengono spesso disattesi. Per poca voglia di farlo? Perché i dirigenti di “certi settori” non vogliono ammettere che hanno dipendenti in eccesso, col rischio di perdere budget e potere?
Poi c’è la questione della selezione degli incaricati. E qui il Comune di Modena parrebbe essere “bravo”, nel senso che fa quasi sempre selezioni pubbliche. Invece altri comuni della Provincia fanno largo uso di assegnazioni fiduciarie, “ad personam”, senza gara o procedura comparativa. Ovviamente questo sistema lede i diritti, anche costituzionali, di tutti i cittadini: perché tutti gli esperti di una determinata materia hanno uguale diritto di fornire consulenza al Comune, non solo le persone più “affini” a dirigenti e politici. Poi si potrà discutere sul fatto che sia un malcostume diffuso, che riguarda destra e sinistra, eccetera, ma qui stiamo alle carte e al locale.
Vista la difficoltà oggettiva, per il MEF e per la Corte dei Conti, di limitare questi processi attraverso controlli a posteriori, il legislatore, con la finanziaria del 2005, aveva cercato di intervenire per mettere un freno a questo malcostume generalizzato. Ponendo in capo ai Revisori dei Conti dei Comuni la responsabilità di controllare e avallare preventivamente le assegnazioni di incarichi. Stranamente (stranamente?) questa norma è stata “dichiarata superata” poco tempo dopo – ma in realtà non è stata superata per nulla!
Siamo convinti che il Comune di Modena preparerà centinaia di pagine di controdeduzioni ai rilievi del MEF. Ma siamo altrettanto convinti che debba invece intervenire al più presto la Corte dei Conti, per accertare la verità, fare chiarezza e sanzionare davvero, se necessario, gli enti e i dirigenti. E non con “poche” e “piccole” sentenze dopo 10/15 anni di processo.
E siamo anche convinti che lo stesso legislatore debba intervenire per dirimere le questioni ancora dubbie, o che potrebbero essere usate dai Comuni per assegnare contratti sfruttando le attuali ambiguità e l’incertezza e inadeguatezza delle sanzioni.
Magath



