Egregio direttore,
Quando alcuni giorni fa ho letto sulla stampa la notizia della nomina all’unanimità di Matteo Tiezzi, presidente della Fondazione di Modena anche a presidente dell’Associazione regionale Emilia Romagna delle fondazioni bancarie, il mio primo pensiero è stato il seguente interrogativo: “Matteo Tiezzi presidente della Fondazione di Modena, senza il fragore mediatico e le numerose critiche e richieste di dimissioni dal suo incarico, mosse da alcuni media e da alcuni rappresentanti di partito ed anche dai cittadini modenesi e, allo stesso tempo, difeso dalle istituzioni della città - e questo è il punto - per l’ammanco nella Fondazione da lui presieduta, sarebbe stato nominato all’unanimità per il prossimo biennio alla guida- in qualità di presidente - dell’associazione regionale Emilia Romagna delle fondazioni bancarie?”
L’ammanco - secondo quanto raccontato dai media - consiste di una considerevole somma di danaro, scoperto dopo anni dal suo cominciare, infatti, è avvenuto nell'arco di sei anni. Il raggiro è stato realizzato tramite 807 bonifici in uscita.
A me l’atto di nomina all’unanimità, è subito sembrato più un moto di parte a sua difesa che una ponderata valutazione di merito.
Moto, anche alimentato dalla rappresentazione mediatica della contrapposizione fra le critiche della cittadinanza e le difese istituzionali e partitiche a supporto e perciò, il potere che si schiera, “lancia, anzi, nomina premiante in resta” contro le critiche e le richieste popolari a Tiezzi di esemplari dimissioni.Il mio pensiero interrogativo non vuole al contempo escludere che il presidente della Fondazione di Modena sia privo delle qualità necessarie a ricoprire l’incarico assegnatogli all’unanimità, semplicemente, suppone che, la nomina, sia stata proposta ed approvata, indipendente dal merito, invece, quale una sorta di reazione difensiva di parte a manforte, ma più forte, in quanto di peso allargato regionale, di quella già manifestata al presidente della Fondazione di Modena dalie istituzionali locali.
Va qui ricordato che l’ammanco complessivo e ripetuto sembrerebbe essere stato ad opera di un dipendente della Fondazione di Modena della quale Tiezzi era ed è a tutt’oggi presidente, mentre, per lungo tempo, nessuno al suo interno pare essersene accorto. Dunque, al presidente della Fondazione ed a tutti i suoi amministratori e dirigenti, nessuno attribuisce colpe in relazione al fatto in sé, semmai, al suo disattento perdurare in singoli ripetuti fatti nel tempo senza che in Fondazione nessuno pare essersene accorto.
Altra critica sopraggiunta al presidente, è stata quella a seguito di una sua improvvisa sortita pubblica relativa alla banconota da 20 euro per giustificare la possibilità, nel suo ruolo, di non poter accorgersi di eventuali ammanchi nei conti della Fondazione.
Ha sorpreso molti il silenzio sull’ammanco patito e sul suo processo di recupero, perciò la non trasparenza, in sede di approvazione del bilancio di missione della Fondazione di Modena. Bilancio che ha confermato la capacità erogativa dell'ente con un avanzo d'esercizio di 28,5 milioni di euro e un patrimonio netto a valori correnti superiore al miliardo di euro.
L'ammanco di oltre 1,1 milioni di euro sembrerebbe non essere esplicitamente dettagliato come 'furto' nelle tabelle di sintesi del Bilancio d'Esercizio.
Eppure la trasparenza è il pilastro fondamentale del comportamento etico di qualsiasi amministratore (che si tratti di un ente pubblico, di un'azienda privata o di un condominio).
Un cordiale saluto,
Camillo Po


