'Paghiamo il prezzo delle irresponsabilità nei comportamenti, di messaggi sbagliati dati alla popolazione, delle aperture a Natale e nelle festività e oggi ci troviamo in una condizione critica, con gli operatori obbligati ad una condizione di sovracarico di lavoro e ad una situazione che ci fa dire che non ci può essere Pasqua, non ci possono essere aperture' - così parlava il 12 marzo il direttore dell'azienda ospedaliera Vagnini. E tutti a complimentarsi con lui e ad esprimergli grande solidarietà, affetto e abbracci virtuali.
E allora viene da chiedersi quale delle due versioni sia corretta. Se quella allarmistica di un mese fa (non un anno, un mese), quella che colpevolizzava i cittadini, quella che portava alcuni Comuni a vietare il fumo all'aperto e addirittura a recintare le panchini pubbliche, o viceversa quella tranquillizzante di oggi secondo la quale all'aperto si può stare sereni. Che tanto non ci si contagia.
Chi ha ragione? Il tenebroso mister Edward Hyde che vedeva untori ovunque o il sereno dottor Henry Jekyll pronto a minimizzare l'allarme? Eppure, i contagi, i morti, a parte un lieve calo, sono più o meno sempre gli stessi. Anche oggi in Emilia Romagna sono morte 42 persone. Evidentemente i morti di oggi, le terapie intensive di oggi sono meno gravi di quelli di un mese fa.
E sorge un dubbio che logora l'anima. Il dubbio che in fondo le chiusure non siano servite a nulla se non a gettare nella disperazione milioni di italiani e a portare alla eutanasia migliaia di imprese. Il dubbio atroce che chi doveva ammalarsi si è ammalato a prescindere e che l'estate spazzerà via comunque il virus. Il dubbio che la politica locale e nazionale non faccia altro che cavalcare l'onda anomala del qui e ora, del consenso e della rincorsa all'avversario politico in una sterile e perenne gara elettorale contro la destra (meglio se etichettabile come fascista), Renzi o chiunque vesta i panni dell'opposizione. In una totale mancanza di equilibrio, come se ogni giorno si scrivesse una pagina bianca, dimenticando le parole spese il giorno prima. Sperando unicamente che passi la nottata. O che duri per sempre. Che in fondo non vi è molta differenza.
Giuseppe Leonelli



