Una prova di forza che è la plastica dimostrazione di come il sistema Pd in Emilia Romagna sia ancora vivo e vegeto e di come, probabilmente, per scalfirlo occorra qualcosa di più rispetto alla candidatura a bassa intensità e tutta strettamente leghista di Lucia Borgonzoni.
Bonaccini sta preparando queste elezioni con una meticolosità e una cura impressionanti. Dal punto di vista dei contenuti sono tanti i provvedimenti strapopolari adottati negli ultimi mesi (dal taglio delle rette dei nidi alla riduzione dell'Irap per le imprese della montagna, dal nuovo patto per il lavoro ai fondi per l'agricoltura passando per la stretta sulle attività funerarie), ma è sul fronte politico che il governatore sta dimostrando una strategia e una tattica pressochè perfette. Da un lato il presentarsi come il sindaco della Regione sostenuto da tanti primi cittadini emiliano romagnoli, dall'altro imbarcare personalità lontane dalla sinistra (a Modena da Rebecchi alla Bergamaschi) sono certamente scelte che allargano la platea dei potenziali elettori. Per non parlare dell'asfissiante corteggiamento verso i 5 Stelle.
Stefano Bonaccini è ovunque, taglia nastri, partecipa a incontri, stringe mani da Piacenza a Rimini con una meticolosità disarmante. Il Pd incassa endorsement dai mondi più variegati, da campioni dello sport alla Zaytsev ad artitisti alla Guccini, e parallelamente continua a evocare la paura della sconfitta. Così più passano i giorni più la paura prende le forme della scaramanzia.
Il Sistema Pd in Regione Emilia Romagna per la sinistra (o sedicente tale) va salvato a tutti i costi e di questo passo l'impresa non sarà improba.
Leo



