Questa parole chiare, senza filtri e compromessi sono state pronunciate due giorni fa in Consiglio comunale a Modena durante il dibattito sullo scandalo che ha investito la Fondazione di Modena con l'ammanco milionario subito. A pronunciarle non è stato un esponente della minoranza, ma un consigliere comunale di maggioranza: il decano del Consiglio Paolo Ballestrazzi del Partito repubblicano ed eletto nelle fila di Azione. La stessa Azione che, dopo i sussulti iniziali, è stata richiamata all’ordine da Matteo Richetti, riscopertosi amico del presidente della Provincia Fabio Braglia.
La libertà che si respira nelle parole di Ballestrazzi suona come un monito e una lezione non tanto alla maggioranza che - con equilibrismo incerto ha provato a difendere la propria barchetta - quanto all'opposizione che - ancora una volta - ha tentennato sul tema, incapace, a differenza del caso Amo, di usare parole dure e precise.
Con l'eccezione di Maria Grazia Modena e della Lega di Giovanni Bertoldi in Consiglio e Antonio Platis di Forza Italia a livello regionale, infatti, in questi mesi l'opposizione modenese con Fdi in testa, non è riuscita a centrare l'obiettivo chiaramente emerso dallo scandalo Fondazione: oltre un milione di euro scomparsi in sei anni, oltre 800 bonifici effettuati da un dipendente infedele e tutti i vertici dell'ente autoassolti come nulla fosse, come se loro non avessero alcuna responsabilità in termini di controlli.
Con il presidente Matteo Tiezzi che si lanciava in arditi paragoni su 20 euro scomparsi a sua insaputa dal suo conto, nonostante lo
Eppure la parola ‘dimissioni’, fatte salve le eccezioni citate, sembrava per l’opposizione impronunciabile, un po’ come ‘ho sbagliato’ per l’indimenticato Fonzie. Atteggiamento ben diverso rispetto alla furia giacobina dimostrata sul caso Amo.
Così lunedì, mentre Luca Negrini di Fdi parlava di 'aprire una riflessione sulle nomine', mentre Giovanni Silingardi del M5S si dilettava sul fatto (verissimo sia chiaro) che la Fondazione è 'ente di diritto privato e che il Comune non è partecipante', mentre Enza Carriero del Pd assicurava che 'nessuno ha inteso sminuire la gravità dei fatti', il 'vecchio' Ballestrazzi ribaltava il tavolo e - come il bimbo di Andersen - diceva quello che ogni cittadino pensa: chi aveva responsabilità di vertice, davanti a un simile scandalo, deve andare a casa. Tanto facile e banale nella sostanza quanto difficile - evidentemente - dirlo.
Giuseppe Leonelli
Sopra il video integrale dell'intervento di Paolo Ballestrazzi


