Sui suoi profili il sindaco di Modena Massimo Mezzetti parla un po' di tutto: dai festeggiamenti per la Liberazione alla condanna alla Russia, da invettive contro chi manifesta contro l'aborto (non si sa davvero che male facciano costoro pregando) passando per critiche ai Dazi di Trump. Dichiarazioni a raffica, su tutto lo scibile umano. Eppure per una presa di posizione pubblica di solidarietà a un adolescente malmenato da una baby gang non c'è spazio. Silenzio. E non c'è spazio nemmeno per la parola stessa 'baby gang' che non viene infatti mai pronunciata dal primo cittadino e negata in Consiglio anche dal suo assessore alla sicurezza ed ex prefetto Alessandra Camporota ('A Modena non ci sono' - disse).
Ora è evidente che il problema dell'immigrazione, delle bande giovanili, dell'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (si pensi all'orrore messo in campo da un 17enne tunisino a Formigine ospite della comunità Orione 80, qui i conti della Fondazione, che doveva quantomeno controllarlo) non può essere risolto dal sindaco di Modena.
Ma il linguaggio plasma l'azione e definisce il modo in cui ci si approccia al problema. A Modena, purtroppo, siamo ancora alla fase della negazione: le baby gang non esistono, il modello di accoglienza dei minori è il migliore pensato nel bacino del mediterraneo e le politiche sulla sicurezza sono sempre legate alla parola accoglienza e welfare. In questo ha perfettamente ragione il capogruppo di Fdi Luca Negrini a alzare la voce.
Negare non serve a nulla, nemmeno rimpallarsi le responsabilità tra Governo nazionale e locale. Se i cittadini non sono sicuri, se temono per i propri figli, se il 15enne picchiato selvaggiamente non vuole più uscire di casa, tutta la retorica della inclusione, della formazione e della educazione alla affettività, per citare la senatrice Pd Rando, crolla miseramente.
Il grido di quel papà non può cadere nel silenzio.
Giuseppe Leonelli

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