Come d'incanto apparirebbero i fantasmi dei Natale remoti con le loro vesti ricche e dorate. Fantasmi di venti-trenta anni fa, simulacri di un benessere diffuso che accontentava tutti. Fantasmi di una società che chiedeva solo il sacrificio di sedersi a tavola per spartirsi la torta ricca e guarnita, una società che escludeva solamente i più ostinati ribelli, gli inadatti agli inchini, coloro che proprio non resistevano dallo sputare nel piatto generosamente offerto. E poi... E poi apparirebbero i fantasmi più sgualciti dei Natale recenti, fantasmi ancora dalle movenze nobili, ma palesamente decaduti. Specchio di una Modena e di una Regione dove la torta si era improvvisamente rimpicciolita e il Sistema di potere accontentava solo i più fedeli, coloro che non disturbavano, gli amici insomma. Fantasmi di mostre-Manichino flop da centinaia di migliaia di euro affidate a chef stellati, fantasmi di nomine a senso unico, di comparti come le ex Fonderie che attendono da decenni di essere recuperati e pieni di vane promesse e altri, come l'Errenord, che drenano milioni e milioni di risorse.
E poi il volo immaginario continuerebbe, planando su un presente drammatico, eppur ancora abitato da fantasmi sorridenti e pronti a ballare su una nave sempre più in preda alle onde. Fantasmi negazionisti. Pronti a negare la strage certificata anche da Amnesty international che si sta consumando nelle Case residenze anziani dove si è ammalato un anziano su 4, pronti a inaugurare mega-strutture tecnologiche come il Data-Center ancora desolatamente deserte. Fantasmi che strumentalizzano anche il Vangelo di Luca per strizzare l'occhio all'elettorato cattolico. Fantasmi di un Capodanno in piena pandemia per festeggiare il quale si spendono 120mila euro di soldi pubblici affidandoli senza bando e trasmettendo il tutto sulla Tv edita dalla Coop.
E infine il Fantasma del Natale futuro.
E allora, come dicevamo, dopo un notte tormentata, queste visite forse sarebbero seguite da un risveglio senza retorica. Un risveglio svuotato dalla liturgia del 'Buon Natale' e dai ritornelli di chi si autoassolve sempre e comunque. Un risveglio pieno di inedite scuse e onesti mea culpa.
Chissà nulla è impossibile. E per provare a crederci allora cominciamo noi stessi a scusarci.
Ci scusiamo per gli errori commessi in questi anni, per le imprecisioni e per le eventuali esagerazioni. Ma soprattutto ci scusiamo per ogni volta che La Pressa, pur in buona fede, ha confuso i deboli coi forti, chi aveva potere con chi lo subiva, e si è permessa di criticare o ironizzare su chi non aveva strumenti per ribattere. Scusate.
Giuseppe Leonelli



